Lira italiana per il Sud?

28 gennaio 2015

Quando è ottimale avere una politica monetaria unica fra diversi territori? Quando le singole economie nelle quali essa dovrebbe operare sono caratterizzate da analoga struttura, nel senso di reagire in maniera analoga a singoli shock, di origine sia esogena sia interna all’azione di policy (per esempio qui rilevante, innovazioni di politica monetaria). Per l’area dell’euro, la valutazione dell’ottimalità ai fini di un’unione monetaria fu fatta a) sulla base dei modelli macroeconomici dominanti fino al 2008, che svalutavano la dimensione finanziaria nel valutare l’omogeneità e la resilienza strutturale di qualsiasi economia, e b) prospetticamente, ossia contando su un criterio di convergenza reale indotta, più che già riscontrata. Supponiamo di concludere che le premesse fondative fossero inadeguate per creare un’area dell’euro che includesse l’Italia (ma, se ci pensiamo, non lo erano veramente per la parte nord-italiana che conduceva le operazioni, come continua a condurle ora): alla luce del dualismo economico indotto dal 1860, e senza nemmeno scomodare troppo il lato finanziario (né quello bancario…), dovremmo allora necessariamente concludere che per il Sud la celebrata lira è stata una delle rovine, un contributo alla fossa. Al pari di quella doganale vigente per più di un secolo, anche la politica monetaria unica della lira era tarata sulla struttura produttiva delle aree che espandevano i propri interessi costituiti, e solo per puro caso avrebbe potuto scampare danni al Sud. Ben presto nella storia già del Regno d’Italia (non oltre inizio ‘900, ci dice Fenoaltea) le strutture produttive di nord e Sud risultarono biforcate, e il dualismo si è aggravato nel tempo. Se la politica monetaria della lira ha fatto qualcosa al Sud, solo per miracolo può avere evitato di essere ulteriore contributo al suo affossamento. La politica monetaria dell’economia “Italia” era centrata su un’economia diversa da quella a Sud.
Un economista settentrionalista della sovranità monetaria della lira avrà in mente vantaggi (per es., ripartenza delle commesse dopo una svalutazione) che ai meridionali passerebbero solo davanti al naso, come una solita chimera.
Una (parziale) conclusione? Lira pe’ lira, per il Sud è meglio l’euro: almeno mette freni all’inflazione.

(Della commistione fra politica monetaria e di bilancio, che stiamo pericolosamente rivivendo ora, magari un Sud Italia sovrano potrà pure ridiscutere)

Luca M. Sessa – economista

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