Il 17 Marzo una data terribile per il Mezzogiorno

17 marzo 2016

meridionalismoAlla conquista del Regno delle Due Sicilie nel 1861 seguirono quelli che alcuni storici hanno definito come gli anni più bui per le popolazioni del Mezzogiorno d’Italia. Di fatto mentre negli altri stati preunitari poi annessi allo stato sabaudo, la continuità delle classi politiche e il loro travaso nella nuova patria aveva garantito un distacco privo di traumi, anche grazie ad un preesistente senso di appartenenza nazionale che aveva visto esse stesse promotrici del “Risorgimento”; nel Sud l’assenza di tale continuità impedì un processo analogo e il senso di appartenenza nazionale avvertito era riferibile a quello interno ai confini dell’antico Stato napoletano forte di 7 secoli di continuità. Il malcontento generato dallo stato di abbandono conseguente all’annessione, nonchè l’aggravarsi delle condizioni economiche di tutti i ceti portò immediatamente ad un movimento di ribelione di massa, il brigantaggio, al quale lo stato sabaudo non seppe che rispondere mettendo in stato d’assedio la quasi totalità del territorio, abolendo la costituzione, esonerando le autorità civili dai poteri e lasciando la popolazione in completa balia delle autorità militari che non risparmiarono stragi, rappresaglie su innocenti, arresti di massa, efferatezze di ogni tipo nel tentativo di sedare le sollevazioni. Fatta l’unità apparve chiaro che dei propositi liberali sbandierati fino a quel momento, per il meridione, non sarebbe rimasto più nulla, tanto che dalla esplicita dittatura del generale Garibaldi del 1861 si passò a quella implicita del Farini, a cui Cavour scriveva: “Fate il dittatore di fatto se non di nome” per giungere infine alla tristemente nota legge Pica che istituì il governo militare. Ben Presto la somma dei poteri civili e militari si trovò nelle mani del generale Cialdini che si distinse per la ferocia delle rappresaglie sulla popolazione inerme durante le campagne contro il brigantaggio nel sud Italia.
Così si esprimeva nel ’61 Diomede Pantaleoni, collaboratore di Cavour e parlamentare del Regno d’Italia, scrivendo al ministro degli interni Minghetti:  “Non ti fare illusioni, questo è un paese (ndr.riferendosi all’ormai ex Regno delle Due Sicilie) che non si tiene se non con la forza e col terrore della forza. Non è mai stato tenuto altrimenti e se tu vuoi che si dichiari per noi, bisogna far loro vedere che noi siamo di gran lunga più forti. Truppa, truppa, truppa!.” [1]
Il fenomeno del brigantaggio ebbe tale intensità e ragioni che l’autorevole storico statunitense John Davis parla di “una vera e propria guerra civile scoppiata nelle province meridionali e che il nuovo Stato tentò di mascherare come “brigantaggio”” [2]. Inizialmente i generali piemontesi credettero di  poter contenere la rivolta mediante l’impiego di 57 battaglioni per un totale di circa 20.000 soldati; ben presto la misura si rivelo insufficiente e nel luglio ’61 furono stanziati un totale di 50.000 soldati che nei due anni successivi salirono a 105.209. Il generale Cialdini diede ordine di procedere allo sterminio sia delle bande che delle popolazioni sospettate di fornire loro aiuto. Fucilazioni sommarie e arresti si registrarono in tutto l’ex regno delle Due Sicilie con episodi particolarmente cruenti a Rionero (PZ), Isernia, Castel di Sangro (AQ), nell’alta Irpinia e nel beneventano. Ad Auletta (SA) 130 residenti furono trucidati per rappresaglia dai regi bersaglieri, a Gioia del Colle (BA) furono uccisi per rappresaglia 120 popolani, a Pontelandolfo e Casalduni (BN) i bersaglieri reagirono con una indiscriminata rappresaglia contro tutta la popolazione presente nei paesi che furono incendiati e interamente distrutti. [3]
Di tale episodio abbiamo raccapriccianti testimonianze riportate dagli stessi autori dell’eccidio: il soldato valtellinese Carlo Margolfo, uno dei militari che parteciparono alla spedizione punitiva, scrive nel suo libro di memorie
Al mattino del giorno 14 (agosto) riceviamo l’ordine superiore di entrare a Pontelandolfo, fucilare gli abitanti, meno le donne e gli infermi ed incendiarlo. Entrammo nel paese, subito abbiamo incominciato a fucilare i preti e gli uomini, quanti capitava; indi il soldato saccheggiava, ed infine ne abbiamo dato l’incendio al paese. Non si poteva stare d’intorno per il gran calore, e quale rumore facevano quei poveri diavoli cui la sorte era di morire abbrustoliti o sotto le rovine delle case. Noi invece durante l’incendio avevamo di tutto: pollastri, pane, vino e capponi, niente mancava…Casalduni fu l’obiettivo del maggiore Melegari. I pochi che erano rimasti si chiusero in casa, ed i bersaglieri corsero per vie e vicoli, sfondarono le porte. Chi usciva di casa veniva colpito con le baionette, chi scappava veniva preso a fucilate. Furono tre ore di fuoco, dalle case venivano portate fuori le cose migliori, i bersaglieri ne riempivano gli zaini, il fuoco crepitava.” [4]
Tra i cadaveri, c’era quello di una ragazzina, Concetta Bondi, che, come avrebbe scritto nel 1919 Nicolina Vallillo, «per non essere preda di quegli assalitori inumani, andò a nascondersi in cantina, dietro alcune botti di vino. Sorpresa, svenne, e la mano assassina colpì a morte il delicato fiore, mentre il vino usciva dalle botti spillate, confondendosi col sangue».
Nel solo secondo trimestre del ’61 l’esercito piemontese segnò nei registri ufficiali: 733 meridionali fucilati, 1093 uccisi in azioni militari, 4036 arrestati. [5]
Dal 1863 la legge Pica abolì i diritti costituzionali nelle regioni meridionali portando all’istituzione di un governo militare, i tribunali militari soppiantarono quelli civili e la legge marziale fu legge per tutti. Sul finire del 1870 nel Sud continentale si contavano non meno di 20.000 persone uccise tra briganti e civili [6]
In tale contesto acquisisce ancora maggiore rilievo quanto avvenne il 6 agosto 1863 presso l’opificio di Pietrarsa (NA), il maggiore stabilimento di locomotive e materiale ferroviario, quando in seguito a licenziamenti, riduzioni di paga e all’aumento delle ore lavorative, i lavoratori decisero di incrociare le braccia. La reazione dello Stato fu violentissima. I bersaglieri inviati a sedare lo sciopero fecero fuoco sulla folla di lavoratori. Morirono gli operai Luigi Fabbricini, Aniello Marino, Domenico Del Grosso e Aniello Olivieri.
Davanti allo scempio perpretato ai danni delle popolazioni meridionali persino Garibaldi desiderò esprimere la sua preoccupazione in una missiva diretta ad Adelaide Cairoli in cui così scriveva “Ho la coscienza di non aver fatto male; nonostante, non rifarei oggi la via dell’Italia Meridionale, temendo di esservi preso a sassate da popoli che mi tengono complice della spregevole genia che disgraziatamente regge l’Italia e che seminò l’odio e lo squallore la dove noi avevamo gettato le fondamenta di un avvenire italiano, sognato dai buoni di tutte le generazioni e miracolosamente iniziato”. [7]

Stefano Lo Passo

1 Storia del Mezzogiorno Volume XII , Salerno, Arti Grafiche Boccia s.r.l. 1991 p. 100
2 Storia del Mezzogiorno Volume XII , Salerno, Arti Grafiche Boccia s.r.l. 1991 p. 104
3 Storia del Mezzogiorno Volume XII , Salerno, Arti Grafiche Boccia s.r.l. 1991 p. 106
4 Mi toccò in sorte il n. 15 – Episodi della vita militare del bersagliere Margolfo Carlo, Sondrio, 1992.
5 Storia del Mezzogiorno Volume XII , Salerno, Arti Grafiche Boccia s.r.l. p.106
6 Franco Molfese, Storia del brigantaggio dopo l’Unità, Milano, Feltrinelli, 1979, p. 399.
7 Ad Adelaide Cairoli, 1868; citato in Lettere ad Anita ed altre donne, raccolte da G. E. Curatolo, Formiggini, Roma, 1926, pp. 113-116

One Response to Il 17 Marzo una data terribile per il Mezzogiorno

  1. russovincenzo48 on 5 giugno 2016 at 22:02

    Si prega di diffondere questa mail.

    Il due giugno andrebbe ripristinata la vera storia del Sud e dell’Italia intera.
    Il re sabaudo e massone nel 1860 occupò e massacrò il sud, detronizzo il re cattolico Borbone e distrusse la nostra economia, la nostra fede, la nostra patria.
    Al Nord massacrò lombardi, genovesi , veneti ed ogni altro italico cittadino, imponendo a mano armata e con le frodi le false annessioni al Piemonte.
    Non contenti ancora di occupare e sopraffare i veri italiani, i sabaudi che parlavano francese, ci regalarono poi Mussolini al potere, ed altra fame soprattutto per il sud.
    I bersaglieri assassini, unico corpo che ha perso anche la propria bandiera in battaglia, agirono selvaggiamente insieme ai carabinieri regi, nel sottomettere con i massacri le italiche genti, soprattutto al sud, ma non solo al sud. I patrioti furono chiamati e trattati come briganti anche in Toscana ed in Emilia.
    I piemontesi che erano atei, dediti alla magia e alla massoneria, rapinarono l’Italia alle popolazioni cattoliche del Nord e del Sud Italia.
    Quindi ci dettero la guerra al fianco dei nazisti, ed altra fame e altre morti.
    Infine tradirono anche Mussolini, ma senza provare vergogna per nessuna delle loro azioni, provarono pure a salvare il loro Regno infausto e massone, con il referendum che doveva confermare la Monarchia Sabauda al potere, come se fosse stata innocente e legittimamente la nostra vera monarchia italiana.
    A questo punto della Storia però, sul finire del Regime e fino al 2 Giugno del 1946, sbagliarono anche i Napoletani e tutti i meridionali, perché non conoscendo più la vera storia della falsa unità d’Italia, votarono in maggioranza, monarchia Sabauda.
    Napoli si era addirittura liberata da sola con la rivolta di popolo contro i tedeschi, senza nemmeno chiedere aiuto ai partigiani e al CNL.
    Così nessuno dei partiti repubblichini ha mai perdonato al sud il suo voto monarchico e la liberazione di Napoli senza i partigiani.
    In effetti il 2 giugno del 1946 i meridionali sbagliarono soltanto Monarchia.
    Se infatti avessero chiesto la secessione e il ritorno dei Borbone, l’Italia intera si sarebbe salvata, magari federandosi come la Gran Bretagna, o almeno si sarebbe salvato il Sud, che aveva subito di gran lunga più soprusi del resto d’Italia per mano sabauda.
    Invece alla fine ci siamo sorbiti l’ultimo rampollo di casa Sabauda in televisione, che ancora si vanta di non farsi il Bidè.
    Per questo canta così male?
    Saluti da Vincenzo

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