I parametri per finanziare le province? Scelti per favorire il Nord

22 gennaio 2017
Oggi primo vertice a Roma dopo il no al referendum. Fabbisogni, 0k del governo
Marco Esposito
Il Mattino 18 gennaio 2017
E’ il giorno del «Provincia Pride», l’orgoglio delle Province. Si riuniscono a Roma, per la prima volta dopo il no al referendum costituzionale, i presidenti delle mai morte Province italiane, guidati dal sanguigno vicentino Achille Variati. E lo fanno con un obiettivo ben preciso: visto che devono sopravvivere, non possono andare avanti con leggi mancia che provano a tappare i buchi. Variati é chiaro: «Il deterioramento del patrimonio pubblico gestito da quesui enti, in particolare gli oltre 5.000 edifici scolastici superiori e i 130mila chilometri di strade provinciali, è arrivato a livelli tali da pregiudicare la sicurezza stessa dei cittadini». La situazione è drammatica nelle aree terremotate di Lazio, Marche e Umbria.
L’Unione delle Province presenterà oggi un documento in otto punti che in pratica chiederà di azzerare il taglio di 650 milioni previsto per il 2017 pescando dal fondo di 970 milioni, destinato agli enti locali, che il govemo dovrebbe ripartire entro gennaio. Tra le altre proposte, c’e quella di utilizzare i risparmi dovuti all’azzeramento dei costi della politica (i sindaci che vengono eletti nei Consigli provinciali non prendono gettoni) per rafforzare le funzioni fondamentali.
Il govemo un primo segnale di attenzione lo ha dato. Nell’ultimo Consiglio dei ministri, sabato 14 gennaio, ha approvato le tabelle con i nuovi fabbisogni standard. Un documento rimasto nei cassetti per mesi, preparato lo scorso 3 maggio dalla Commissione tecnica fabbisogni standard di Luigi Marattin ma che finora non era mai arrivato a Palazzo Chigi, nella convinzione che la riforma costituzionale lo avrebbe reso carta straccia. Così non é stato e l’esecutivo guidato da Paolo Genti« loni ha tappato il buco approvando, in via preliminare, le tabelle per il 2017. Solo che lo ha fatto senza alcuna discussione, per cui si é messo un timbro su criteri di riparto delle risorse che rischiano di aggravare proprio lo stato delle strade, in particolare nel Mezzogiorno.
I fabbisogni standard, infatti, sono stati messi a punto dalla societa del ministero dell’ Economia Sose con l’obiettivo di far quadrare i conti del sistema Province dopo i tagli del governo, tagliando quindi le spese. Per la manutenzione delle strade si é stabilito che le risorse devono essere sufficienti a eseguire la manutenzione sul 10% dei chilometri gestiti da ciascuna Provincia o Citta metropolitana, il che equivale a dire che ciascun chilometro di strada va riparato ogni dieci anni.

Marco Esposito – Giornalista de “Il Mattino”

C’é stata una valutazione tecnica per fissare il fabbisogno? No. Con il risultato che le strade provinciali stanno diventando come il formaggio gruviera. E non finisce qui. Proprio sulla manutenzione delle strade sono stati introdotti due bonus che astutamente favoriscono il Nord. Il primo è relativo alla franosità dei territori montani, calcolata non in base all’effettivo rischio smottamenti, bensi utilizzando’ vecchie tabelle dell’Istat relative alla ripartizione climatica del territorio, in modo da ridurre il bonus al Sud in base al clima mite. Il secondo trucco è relativo alla stima del traflico: è ovvio che più una strada è utilizzata, più rapidamente si consuma. Però invece di contare il numero di autoveicoli circolanti in ciascuna Provincia, la Sose ha contato il numero di occupati. La differenza é intuitiva: dove c’é piu ricchezza c’é un lavoro, ci sono piu occupati e arrivano piu soldi per riparare le buche. Per esempio nella Citta metropolitana di Napoli circolano 2.238.148 autoveicoli e in quella di Milano 2.285.787 per cui sarebbe giusto assegnare a Milano il 2% in piu di risorse. Contando però gli occupati di Milano e provincia(1.385.701) e confrontandoli con gli occupati di Napoli e provincia (557.790) ecco che il 2% in favore di Milano che sarebbe corretto si trasforma in un abnorme più 148%. I fabbisogni standard devono passare ancora al vaglio della Commissione bicamerale per il federalismo fiscale, dove però finora nessun deputato o senatore di territori del Sud a statuto ordinario (i soli colpiti dai criteri di riparto) ha finora mai preso la parola. Nell’ultima audizione delle Province, peraltro, il rappresentante dell’Upi Giuseppe Rinaldi (Rieti) non ha toccato il tema dei fabbisogni. Eppure, nonostante i tagli colpiscano di piu le aree meridionali, sono in dissesto o in predissesto enti di tutta Italia. Secondo il monitoraggio piu aggiornato, in dissesto ci sono Biella, Vibo Valentia e Caserta mentre in predissesto Novara, Asti, Verbano Cusio Ossola, Varese, Imperia, La Spezia, Temi, Ascoli Piceno, Chieti e Potenza.
Infine un ultimo aggiornamento: Cagliari dal primo gennaio é diventata uffiicialmente Città metropolitana. La quale però, primo caso in Italia, non coincide con la vecchia Provincia ma é molto piu piccola, con 17 Comuni su 71. Nello stesso tempo è nata la Provincia Sud Sardegna che unifica parte della ex Cagliari, più le Province Sparite di Carbonia-Iglesias e Medio Campidano. Il capoluogo provvisorio é Carbonia, la sigla di Sud Sardegna é ancora sconosciuta: SS é già Sassari.

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